I Concetti Base del Wing Tsun
In questa sezione del sito sono raccolti i principi fondamentali che definiscono le linee guida utili ad un allievo che vuole avvicinarsi o approfondire lo studio del Wing Tsun.
Questi principi di riferimento daranno inizialmente all’allievo neofita delle fondamenta per sviluppare delle caratteristiche ideomotorie su cui lavorerà con apposite didattiche di studio e di allenamento. Successivamente con l’interiorizzazione di questi principi e processididattici si creeranno delle memorie e
dei sentieri neuromuscolari che interagiranno sempre più tra loro, generando dinamiche corporee più efficienti.
Progredendo con la pratica, dinamiche e principi fluiranno sempre più tra di loro e si amalgameranno, divenendo così un’unica essenza e andando a trasformare lo studente di Wing Tsun in un ricercatore attivo del proprio percorso marziale.
Diventare un’Artista Marziale non è assimilarle concetti, tecniche e nozioni, ma interiorizzare idee e principi in modo da adattarli liberamente al proprio corpo, alla propria essenza, ed ai vari contesti in cui il praticante si troverà mano a mano ad affrontare.
La Teoria dell’Asse Gravitazionale e del Cerchio Gravitazionale
Nel Wing Tsun l’asse gravitazionale è una linea passante all’interno del nostro corpo, essa attraversa la colonna vertebrale, e cade all’interno del nostro cerchio gravitazionale.
La percezione del nostro asse gravitazionale in relazione con quella del nostro oppositore permette un miglior scarico della energia in fase passiva o attiva della dinamica del movimento.
Imparando a percepire gli sbilanciamenti del nostro asse gravitazionale possiamo andare a prendere coscienza del cerchio gravitazionale, ossia del cerchio descritto dalla proiezione del nostro baricentro a terra nelle posizioni di massimo squilibrio prima di dover compensare con un passo.
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La Teoria della Linea Centrale
La linea centrale del Wing Tsun può essere percepita in maniera dinamica
come linea che collega il nostro asse gravitazionale con quello del nostro oppositore, creando cosi un infinità di linee centrali in funzione della posizione del nostro antagonista.
La linea centrale passa per il vertice del cono. All’inizio della pratica il vertice del cono deve essere posto lungo la linea centrale e utilizzato per direzionare i colpi.
Percepire la linea centrale permette di trovare la via più breve per entrare nella guardia del nostro oppositore e mantenere sempre in equilibrio il nostro corpo. Esso si troverà in continuo movimento cercando di plasmarsi ed adattarsi il più possibile alla situazione.
Non bisogna pensare attivamente a cosa farà il nostro oppositore, ma cercare il più possibile di trovare la propria via intuendo e adattandosi all’altro.
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La Teoria del Cono
Lo studio del Wing Tsun permette di ottenere una percezione del corpo che rende possibile il poter attaccare ed il poter difendersi attraverso un unico movimento.
Questo è possibile imparando ad utilizzare il principio del cono, principio fisico che consente di far uso di una forza relativamente limitata per vincere resistenze notevolmente maggiori, lasciandole scorrere o trasportandole verso l’esterno del nostro corpo.
Percepire il cono significa trovare la forma senza forma, cioè quella gestualità semplice e logica che rende versatile ed adattabile un movimento, dando vita cosi a gestualità apparentemente diverse, ma tutte frutto della stessa essenza: il cono.
All’inizio il vertice del cono è situato sulla linea centrale, mentre la base è formata dal nostro corpo.
Nel Wing Tsun il principio del cono può essere usato sia nei quattro quadranti superiori che in quelli inferiori.
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La Teoria dei Quattro Quadranti
Questa teoria del Wing Tsun divide il corpo in quattro quadranti.
Immaginando il nostro corpo come un piano cartesiano, l’asse delle “Y” è rappresentato dall’asse gravitazionale che divide a metà il corpo in due parti DX/SX. In questo piano possiamo considerare due assi delle “X”, uno è rappresentato da una linea perpendicolare all’asse gravitazionale che passa all’altezza dei capezzoli e l’altro da una linea analoga che, però, passa all’altezza delle ginocchia. In questo modo si ottiene una divisione del corpo in quattro quadranti superiori e quattro inferiori (i due centrali coincidono).
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I Quattro Riflessi
Conoscere ed esercitarsi a visualizzare il principio dei quattro quadranti (o cancelli) permette al praticante di Wing Tsun di comprendere le vie che danno origine ai quattro riflessi. Questi riflessi non sono altro che reazioni, o più precisamente sensazioni che avvengono per effetto di attacchi portati all’interno o
all’esterno del nostro cono. Tale principio concepisce il cono come un sensore che è in grado di valutare l’intensità e la direzione della forza del nostro oppositore.
Questa valutazione permette al praticante di Wing Tsun di attuare quattro riflessi, ossia due risposte interne e due risposte esterne basate sulla percezione (sensibilità neuro-muscolare).
Questi quattro riflessi permettono di dirigere (lasciando scorrere o trasportando) il vettore forza dell’avversario verso il quadrante che potenzialmente può neutralizzare e dissolvere meglio l’idea di attacco del nostro oppositore. Questi quattro riflessi possono essere sfruttati insieme a spostamenti, giri, assorbimenti e trasporti.
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Teorie delle Tre Distanze
Questo principio del Wing Tsun permette di effettuare delle valutazioni più precise sulla distanza e sull’entità del pericolo che deriva da essa. Immaginiamo di trovarci all’interno di un cerchio (rispettando sempre cono, linea centrale, quattro quadranti) dove il centro è rappresentato dall’asse gravitazionale, ed il raggio è rappresentato dalla linea centrale. La circonferenza del cerchio ed il raggio possono assumere infinite lunghezze.
Questo studio porta a semplificare le dinamiche in tre distanze fondamentali che sono:
- Lunga distanza o di limitato pericolo: in questo caso il tragitto che deve compiere un attacco per colpirci è abbastanza lungo e facilmente intuibile.Quindi a supporto della sensibilità avremmo il sistema visivo che utilizzerà principi Wing Tsun anche prima di trovare il contatto.
- Media distanza o di mediocre pericolo: in questo caso il tragitto dell’attacco è più breve del precedente e di conseguenza affidarci unicamente al sistema visivo potrebbe essere compromettente, un’accurata valutazione ambientale ci può aiutare, ma di fondamentale importanza è sicuramente riuscire a proiettare il nostro cono ed utilizzare la sensibilità neuromuscolare per adattarci all’attacco.
- Corta distanza o distanza di emergenza: in questo caso la distanza in cui ci troviamo è talmente breve che è inattuabile utilizzare il sistema visivo, tranne che per percepire l’entità del pericolo dovuto alle circostante (luogo o persona instabile). Il mezzo più sicuro e funzionale in questo caso è la sensibilità tattile e una giusta strategia. Questi due elementi permettono di migliorare le capacità di difesa (questa distanza prevede lo studio del combattimento sia nella posizione eretta che a terra, cercando cosi di analizzare e poi comprendere che il cambiamento di posizione del corpo non richiede un cambiamento dei principi e delle dinamiche corporee, ma consiste semplicemente in una rotazione del sistema di riferimento).
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La Zona d’Ombra
Lo stato emotivo di una persona che subisce una aggressione passa da una situazione di confort ad una situazione di stress, che viene definita zona d’ombra. La zona d'ombra è una dimensione psicologica in cui si perde la capacità di gestire correttamente l’evento e di interagire con l’ambiente circostante. La zona confort quindi viene definita come la dimensione complementare alla zona d’ombra, cioè la zona in cui riusciamo a prendere coscienza dell’evento e di conseguenza trovare una soluzione più funzionale. Dal punto di vista del combattimento la zona ombra può avere una rappresentazione
fisica nello spazio e nelle tre distanze.
Un neofita potenzialmente sarà soggetto ad entrare in questa zona fin dalla lunga distanza. Mano a mano che progredirà nello studio, potrà trovare soluzioni più funzionali in tutte e tre le distanze, essendo in grado di fluire liberamente ed armoniosamente da una distanza all’altra. In questo modo si ottiene una diminuzione della Zona d’ombra in favore della zona confort.
Tutto questo si ottiene grazie alla capacità di fondere correttamente e contemporaneamente linea centrale, asse gravitazionale, cono e quattro quadranti. Questa interazione di principi permette una sinergia del corpo, che lo rende nello stesso tempo dinamico, sensibile, protetto e in equilibrio, cioè consapevole non invulnerabile e invincibile.
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Lo Spazio, il Tempo e l’Energia
I concetti di spazio, di tempo e di energia sono parte integrante delle leggi dell'universo, molte cose sono legate e correlate armoniosamente a queste componenti, e nel Wing Tsun vengono utilizzati per dare una possibile descrizione della realtà e delle dimensioni di sviluppo del combattimento.
Per dare una breve definizione di queste componenti possiamo dire che:
- Lo spazio definisce l'area ed i volumi che un corpo occupa fisicamente e le direzioni in cui il nostro corpo si può muovere liberamente all'interno di dinamiche interne (mente) ed esterne (corpo) del combattimento.
- L’energia è una dinamica di movimento che si genera all'interno del nostro corpo per azione di una dinamica che avviene in uno spazio che si trova al esterno del nostro corpo in una data unità di tempo.
- Il tempo è l'elemento che lega l'energia d'impiego ad uno spazio d'impiego definito all'interno dei volumi del combattimento.
Quando un praticante di Wing Tsun riuscirà a percepire e a armonizzare spazio,
tempo ed energia sarà in grado di avere una maggiore funzionalità all'interno della dimensione del combattimento cosi da limitare l'errore di andare fuori tempo o fuori misura (spazio errato). Quindi non sprecare energia e non esporre il corpo ad eventuali rischi e pericoli.
La gestione contemporanea di questi concetti permetterà di raggiungere la simultaneità e l’indistinguibilità tra un movimento di attacco e uno di difesa, avvicinandosi sempre più a quella che è una azione spontanea e non una tecnica preimpostata dai nostri preconcetti, che nel caos del
combattimento non possono esistere.
A questo punto sarà di fondamentale importanza per il praticante di Wing Tsun la ricerca di uno stato mentale chiamato assertività che permetterà di fondere il tempo, lo spazio e l'energia con il nostro oppositore e far si che i due diventino un'unica cosa guidati dalla percezione dello stato interno e quello esterno in relazione alle leggi del caos (dimensione del combattimento) attraverso una consapevolezza senza pensiero.
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Le Sette Trame del Wing Tsun
Il Wing Tsun, analogamente ad un tessuto, è formato da sette trame. Le sette trame derivano da una corretta interazione e assimilazione delle sette Accademiche e ½. di Chi Sau. Inizialmente queste trame saranno studiate come singoli principi per una corretta gestione del corpo all’interno del tema di lavoro della accademica. Successivamente queste trame verranno fuse e intrecciate l’una con l’altra in modo da creare un'unica essenza inscindibile, un tessuto unico.
Compressione: Abilità atta a restringere (accorciare) il proprio corpo. È utile per dissolvere, accogliere, deflettere e assorbire l’energia di impiego del nostro oppositore, cosi da sviluppare una maggiore compattezza del corpo e dei movimenti di traslazione del baricentro verso terra. Questo avviene attraverso una sinergia di micro movimenti generati dallo sviluppo di una maggiore percezione del corpo durante la fase discendente delle dinamiche motorie.
Tra le parti più importanti di queste dinamiche motorie troviamo il rachide che deve interagire con la respirazione post-natale e quella pre-natale per avere un miglior scarico della colonna vertebrale, questo anche perchè il collegamento che si ha con la respirazione è uno dei primi passi per la percezione dello stato emotivo.
- Espansione: Abilita atta a estendere (allungare) il proprio corpo. È utile per chiudere spazi durante le fasi ascendenti e nei casi in cui il nostro oppositore abbia una retroazione di forza o di
posizione. Anche questa dinamica avviene attraverso una sinergia di micro movimenti generati da una maggiore consapevolezza motoria. Come nella precedente, particolare attenzione verrà posta sulla colonna vertebrale, con la sola differenza che nella fase di compressione si lavorava in una fase di dinamica discendente mentre in questo caso come abbiamo già detto in una fase ascendente, quindi le dinamiche del rachide saranno opposte e la respirazione anche sarà invertita, cioè pre-natale post-natale (anche qui molto importante la respirazione come anello di congiunzione per lo psicofisico dell’individuo).
- Trafiggere in positivo e negativo: Abilità atta a creare azioni che
trafiggono il corpo del nostro oppositore in senso positivo e negativo, cercando di oltrepassare l’asse gravitazionale. In questo modo si aumenta la capacità di gestire le nostre dinamiche e quelle del nostro oppositore. Attraverso lo studio della compressione e dell’espansione il corpo migliora la percezione delle diagonali di forza ascendenti e discendenti, il collegamento di queste due caratteristiche (compressione, espansione e viceversa) permette di restringere ed estendere il corpo cosi da sviluppare su questo percorso (diagonali) un volume di energia utilizzabile per trafiggere in positivo o negativo.
- Attorcigliamento: Abilità atta a attorcigliare il corpo all’interno o
all’esterno delle linee diforza del nostro oppositore per eludere, creare, limitare dei movimenti di leva e di proiezione. Le dinamiche dell’attorcigliamento avvengono secondo il principio dei tre ingranaggi (spalle, anche, ginocchia che ruotano) e dei cancelli articolari (lavoro di sensibilizzazione delle giunzioni articolari). Lo scopo di questo tema è portare il praticante a riconoscere attraverso la percezione neuro-muscolare quando nascono dei blocchi articolari. Quindi riuscire ad attorcigliare in senso elicoidale l’energia del corpo su un segmento articolare per eludere o fare una proiezione (anche con caduta con avversario) o una leva.
- Avvolgimento: Abilità atta ad inglobare, incorporare all’interno del
proprio cerchio gravitazionale parte delle dinamiche del nostro oppositore. Le dinamiche di avvolgimento avvengono secondo il principio del cerchio/ellisse. La dinamica di avvolgimento prende come riferimento la linea centrale e l’asse gravitazionale per poi propagarsi sugli arti superiori e inferiori cercando di creare un mantello per avvolgere i movimenti del nostro oppositore. Lo scopo è quello di portare il praticante ad avere dinamiche motorie più funzionali sia nella fase oppressiva che in quella di oppressione.
- Legamento: Abilità atta ad allacciare, incollare il corpo a quello del nostro oppositore durante le diverse fasi del combattimento. Lo scopo
del legamento è quello di creare dei lacci, delle fasce con qualsiasi segmento corporeo e in qualsiasi segmento corporeo del nostro oppositore. Questo per impedire o rendere meno efficiente e al contempo percepire l’iniziativa dell’altro, possiamo definire il legamento la fase di passaggio tra dinamiche di lotta e dinamiche di colpo.
- Trasporto: Abilità atta a traslare, allontanare o spingere il nostro
corpo o quello del nostro oppositore durante le fasi di perdita volontaria o involontaria del nostro asse gravitazionale. Lo scopo è quello di utilizzare lo sbilanciamento sia nelle fasi di indietreggiamento che in quelle di avanzamento cosi da poter gestire in maniera più funzionale le diverse dinamiche motorie per chiudere o prendere lo spazio.
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Antonio Luciani
Pietro N. Roselli Lorenzini