Introduzione al WingTsun
Il WingTsun è uno stile di Gung Fu sviluppatosi nel Sud della Cina nel corso degli ultimi quattro secoli. Originariamente si sviluppò grazie ad un gruppo di monaci del Tempio di Siu-Lam (in mandarino: Shaolin) che unirono le loro esperienze e conoscenze marziali, filosofiche, mediche e bio-meccaniche per creare un nuovo stile di Gung Fu che rappresentasse la summa ed il distillato di tutto il loro sapere.
Con il passare dei secoli, ogni nuova generazione di Maestri di WingTsun si impegnò e contribuì ad evolvere le dinamiche e le didattiche dello stile in modo da adattarlo ai loro tempi ed al loro contesto socio-culturale, tutto questo, però, senza andare a stravolgere i principi base che caratterizzano il WingTsun.
La caratteristica principale del WingTsun, infatti, è quella di essere uno stile basato su principi e non su un sistema di tecniche e contro-tecniche.
Quelle che apparentemente potrebbero sembrare delle tecniche altro non sono che didattiche per sviluppare caratteristiche fisiche, mentali e spirituali.
Il programma didattico del WingTsun può essere paragonato ad un viaggio.
La partenza di questo affascinante percorso avviene dal tempio della Siu Nim Tau, dove il praticante imparerà a ricercare all’interno del suo corpo e della sua mente. Inoltre, aiutato da adeguate didattiche di allenamento, come ad esempio il Chi Daan Sau, Chi Sheung Sau / Pun Sau ed il Wun Sau, potrà comprendere dove si nascondono tensioni e rigidità.
Successivamente la ricerca si proietterà oltre e si dirigerà verso la Cham Kiu, la forma che collega il praticante con un altro individuo attraverso il simbolo del ponte. Anche questa tappa ha delle opportune didattiche come il Chi Sau base (Luk Sau), le 7 Accademiche ½ di Chi Sau, il Nuk Sau (applicazioni e combinazioni di movimenti) ed il Lat Sau (combattimento libero).
Andando avanti con la pratica l’allievo avrà una maggiore percezione del proprio corpo e della propria mente, quindi potrà affrontare una nuova forma la Biu Ji, l’ultima forma a mani nude nella quale il praticante imparerà a gestire
spazi e volumi più stretti e incisivi. Come nelle precedenti forme, anche qui, troviamo delle adeguate metodiche di allenamento che sono: il Biu Ji Chi Sau base, le 10 Accademiche di Biu Ji Chi Sau, il Nuk Sau ed il Lat Sau della Biu Ji.
Dopo una accurata pratica dei precedenti programmi didattici il praticante inizierà lo studio del Muk Yan Jong, qui unirà le intelaiature delle precedenti forme in un'unica forma. Anche qui praticherà il Chi Sau, il Nuk Sau ed il Lat Sau del Muk Yan Jong.
Terminato questo percorso si comincerà lo studio delle armi Luk Dim Bun Gwan e Baat Jaam Dou. Attraverso questi esercizi il praticante imparerà a gestire il corpo in spazi diversi, con carichi diversi (peso delle armi) e retroazioni di forza completamente diverse, questi allenamenti oltre che a sviluppare delle capacita di combattimento con le armi migliorano notevolmente anche le abilità di combattimento a mani nude.
Possiamo quindi dire che lo scopo del WingTsun è quello di migliorare la visione della realtà del combattimento, essa viene rappresentata con un modello basato su i concetti di spazio, tempo ed energia. Proprio per questo, per far percepire al meglio al praticante quale sia la realtà, nel WingTsun sono state sviluppate delle metodiche che sfruttano questo modello descrittivo insieme ad apposite didattiche basate su principi e temi di lavoro. Questi temi, inoltre, permettono di capire, percepire e fondere quelle che sono le sette trame del WingTsun e che costituiscono l'essenza stessa di questa Arte.
Il sistema delle Arti Marziali moderne ha reso, però, il maestro sempre più una sorta di entità superiore distante e irraggiungibile dall’allievo, questo ha condizionato l’allievo a ricercare nella direzione delle sequenze tecniche e nella imitazione del mito "maestro". Nella antica pratica del gung fu le forme e le sequenze tecniche (le Accademiche) erano un simbolo / idea per passare attraverso il pensiero, l’emozione e la reazione o più semplicemente avvicinarsi all’agire senza voler agire o alla consapevolezza senza pensiero.
La pratica insegnava all’allievo a trasformare il suo corpo e la sua mente, a ricercare all’interno del gesto per trovare il tema di lavoro, il collegamento che unisce lo stato interno a quello esterno.
Con il tempo la ricerca del tema di lavoro allontanerà l’allievo neofita dalla struttura di memorizzazione e lo avvicinerà alle leggi di rappresentazione
interna della dimensione del combattimento, dove non importerà più la posizione che andrà ad assumere o quale tecnica andrà ad eseguire, ma piuttosto come spontaneamente andrà ad interagire e fluire nelle complesse dinamiche del combattimento, dove non esistono maestri o allievi, ma solo uomini.
Tutte le didattiche dello stile servono per far vivere al praticante i tre concetti fondamentali della filosofia Chan su cui il WingTsun si fonda.
I tre concetti della filosofia Chan sono:
- Guardare ad una cosa nella sua interezza non alle sue singole parti.
- Affrontare la vita focalizzandosi sul qui e l’ora, essere spontanei in tutto quello che si fa. Seguire la Natura, il giusto scorrere delle cose.
- Cercare di raggiungere la completezza e la semplicità sia dal punto di vista pratico che mentale.
Questi concetti aiutano il praticante a sviluppare una struttura mentale atta ad osservare la realtà delle cose e quindi anche del combattimento.
Il combattimento non và visto come un fine, ma come un mezzo.
Questo mezzo nella pratica del WingTsun può essere visto come un laboratorio di ricerca e di test, dove poter sperimentare questi principi e potersi mettere di fronte a delle difficoltà, a delle paure, a delle incertezze ed a delle domande (simili ai Gung An del Chan, ossia i Koan dello Zen).
Lo sperimentare, l’affrontare queste paure e questi quesiti è quello che permette, con il tempo, di far diventare lo stile una forma con cui osservare la vita di tutti i giorni.
È, infatti, proprio nella quotidianità che noi faremo vivere la nostra Arte, e forse
grazie a lei impareremo ad ascoltarci ed a rispettarci, capendo che il Gung Fu non è altro che sviluppare maggiore coscienza di sé stessi.
Lo scopo è di riuscire ad avere una maggiore percezione della natura delle cose, permettere al praticante di non farsi ingannare dai così detti metodi o sistemi di autodifesa.
Nei così detti metodi di autodifesa si catalogano un insieme di sequenze tecniche, si cercano applicazioni a concetti predefiniti, ma questi standard predefiniti sono i nemici della realtà, perche essa non cataloga, non ha metodo, si esprime secondo le leggi del caos.
Proprio per tale motivo studiare, praticare, contemplare e meditare l’Arte del combattimento non è come imparare un metodo di autodifesa.
Antonio Luciani
Pietro N. Roselli Lorenzini