I Concetti Base: Introduzione
In questa sezione del sito sono raccolti i principi basilari che definiscono le linee guida utili ad un allievo che vuole avvicinarsi od approfondire lo studio della nostra interpretazione di Wing Tsun Kyun.
Avendo studiato ed approfondito la diversità di approccio che c'è tra la cultura occidentale ed orientale (tema trattato nella sezione: Filosofia - Ovest ed Est) abbiamo deciso di sfruttare gli aspetti peculiari di entrambe le culture per poter sviluppare un nuovo percorso didattico sia pratico che teorico.
Nella cultura occidentale è fondamentale teorizzare e creare dei meta-modelli che rappresentino la realtà.
Fin da piccoli a scuola siamo stati abituati ad approcciarci alle cose in questo modo: facciamo un modello che "semplifica" la realtà e ci muoviamo all'interno di questo.
Quando per esempio dobbiamo fare qualcosa, facciamo sempre dei piani e delle strategie a priori che poi, però, raramente si sviluppano come avremmo voluto e come avevamo teorizzato a priori.
Nel caso delle Arti Marziali per effettuare questa modellizzazione, quasi sempre, viene usata la geometria e si cerca tramite questa di farle vedere / spacciare come scienze "esatte".
Tutta la pratica viene rapportata a questo modello, ossia si cerca di "forzare" / "ridurre" la realtà per portarla a rispecchiare il modello virtuale che si è deciso di adottare.
Un classico è l'assurdo di dimostrare, grazie all'uso della geometria, come una tecnica sia in assoluto migliore di un'altra o addirittura uno stile di un altro.
Per i cinesi, invece, non ha senso parlare di modelli o teorie astratte che vadano a descrivere / modellare in questo modo la realtà.
La realtà è vista come un qualcosa in continua mutazione e trasformazione.
Non ha senso bloccarla in un dogma, cristallizzarla in una definzione assoluta, è troppo complessa per poter far questo, troppi fattori collaterali comunque sfuggeribbero, fattori che alla fine sono alla base dell'imprevedibilità di quelle mutazioni.
La realtà non è un qualcosa di statico, ma è un processo in divenire.
Per questo nelle Arti Marziali cinesi tradizionalmente non si danno definizioni di angoli o geometrie (braccio a 135°, peso 90%/10%, etc...), ma viene usato un linguaggio simbolico per descrivere le sensazioni che dovrebbero essere presenti all'interno di
tecniche e movimenti, un linguaggio che prende a modello la natura (animali, fenomeni atmosferici, etc...).
Lo scopo è quello di far ricercare al praticante delle sensazioni all'interno del proprio corpo, sensazioni che poi dovrà manifestare in tecniche.
In uno scontro, infatti, non esiste in assoluto un angolo migliore di un altro, una posizione sempre migliore di un'altra: tutto dipende dalla situazione.
Gli angoli e le geometrie che si possono sviluppare in uno scontro dovrebbero essere una conseguenza della ricerca di sensazioni all'interno del corpo e dovrebbero dipendere strettamente dai fattori esterni con cui ci relazioniamo.
Non ha senso formulare una strategia a priori, non avendo in genere informazioni a priori sul nostro oppositore.
Uno scontro è caos e la capacità di adattamento e trasformazione è una delle cose che potrebbe contribuire a fare la differenza per poterlo risolvere nel modo meno traumatico possibile.
Per la forma mentis che noi occidentali siamo stati educati ad avere e per queste caratteristiche dello scontro, secondo noi, sia l'approccio occidentale che quello orientale hanno dei pro e dei contro.
Per questo motivo in FioreRosso si è deciso di sfruttarli entrambi all'interno delle nostre didattiche, facendoli convivere insieme.
Da un lato abbiamo creato un modello teorico in modo da dare agli allievi degli strumenti da usare, visto che sono abituati ad avere questa tipologia di strumenti fin da piccoli in qualsiasi percorso di studio abbiano seguito.
Al tempo stesso, però, abbiamo deciso di non sfruttare la tipica modellizzazione teorica "assolutista" occidentale.
La nostra formulazione dei principi e dei concetti, infatti, è mirata a dare idee da ricercare all'allievo in modo da stimolarlo "attivamente".
Il tutto è fatto, però, evitando di dargli delle giustificazioni (alibi) teoriche assolutiste e dogmatiche per cui una cosa dovrebbe essere migliore di un'altra.
L'apertura mentale deve essere alla base del nostro modo di praticare.
L'allievo deve capire che la differenza la fa sempre l'uomo ed il contesto in cui è immerso e che si trova ad affrontare.
La pratica è un percorso personale che varia a seconda del proprio carattere e delle proprie caratteristiche fisiche.
Solo allenandosi duramente e facendo esperienza motoria si arriverà a sviluppare un proprio modo di praticare e di far vivere tutti questi concetti.
Queste nozioni perciò servono da un lato a dare delle idee da ricercare e dei nomi a delle sensazioni che l'allievo proverà durante l'allenamento, dall'altro a creare, di conseguenza,
un linguaggio comune all'interno della scuola.
Grazie a questi principi di riferimento si darà inizialmente all'allievo neofita delle fondamenta per sviluppare delle caratteristiche ideomotorie su cui lavorerà con apposite didattiche di studio e di allenamento.
Successivamente con l'interiorizzazione di questi principi e processi didattici si creeranno delle memorie e dei sentieri neuromuscolari che interagiranno sempre più tra loro, generando dinamiche corporee più funzionali.
Progredendo con la pratica, dinamiche e principi fluiranno sempre
più tra di loro e si amalgameranno, divenendo così un'unica essenza e andando a trasformare lo studente di Wing Tsun in un ricercatore attivo del proprio percorso marziale.
Per progredire, però, è fondamentale che un allievo si alleni seriamente, sudando e faticando, altrimenti tutte queste parole rimarranno solo un bell'esercizio di stile che non porterà a nulla: la teoria deve essere un supporto alla pratica, deve essere finalizzata alla pratica e non viceversa.
Diventare un'Artista Marziale non è accumulare concetti, tecniche e nozioni, ma interiorizzare idee e principi in modo da adattarli liberamente al proprio corpo, alla propria essenza, ed ai vari contesti in cui il praticante si troverà mano a mano ad affrontare.
Antonio Luciani
Pietro N. Roselli Lorenzini